Pubblichiamo volentieri nel nostro blog la segnalazione che ci giunge da Vittorio Baccelli:
Settembre Lucchese
26 settembre – Vittorio Baccelli: Il mio percorso letterario da le “millelire” alla “cavalletta”
Casermetta Santa Maria ore 17.00 – Conferenza -
Lucca – La conferenza che sarà tenuta da Vittorio Baccelli, Presidente della “Cesare Viviani” toccherà molti temi che saranno d'estremo interesse per chi voglia cimentarsi nel mondo dell'editoria e della letteratura. Un percorso autobiografico sicuramente stimolante per gli autori emergenti desiderosi di farsi conoscere. Il tema dell'evento prende il titolo dalle “millelire”, la fortunata collana di Marcello Baraghini di Stampa Alternativa che, iniziò proprio con un libretto di racconti di Vittorio Baccelli dal titolo “La città sottile”. Sempre il tema prosegue con la “cavalletta”, dal titolo dell'ultimo libro dell'autore “La cavalletta non si alzerà più”.
Questi due testi distano tra loro quasi trent'anni: ciò che è accaduto in questo intervallo di tempo, sarà il reale contenuto dell'intervento. L'evento si ricollega direttamente alla Conferenza tenuta dall'autore nel gennaio scorso a Ghivizzano, sul suo percorso letterario.
La città sottile – Stampa Alternativa, Roma gennaio 1979 – Primo libretto della fortunata serie millelire, che raccoglie quindici piccoli racconti su Lucca, una finta introduzione di Jorge Luis Borges e una poesia, con copertina di Elio Luigi Ardinghi. I racconti qui presenti sono un assaggio di ciò che sarà la produzione successiva. La realtà qui è ancora salda, ma già inizia a generare fratture e pian piano le realtà emergenti da queste fratture soppianteranno l'ordinario. “Ogni cosa ha una crepa, e da questa entra la luce”.
La cavalletta non si alzerà più – Edizioni della Mirandola, New York giugno 2007 – Il titolo di questo libro deriva da un versetto del Vecchio Testamento, ma è anche il titolo di un ucronico libro di Hawthorne Abendsen che narra la storia di come Stati Uniti e Gran Bretagna, senza l’URSS, sbaragliarono le forze dell’Asse Berlino- Roma – Tokyo. “La cavalletta non si alzerà più” è il libro immaginario (?) che innerva “La svastica nel sole”, o meglio “L’uomo nell’alto castello” nel titolo originale, libro questo di Philip K. Dick, nel quale i nazi e i giapponesi hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e si sono spartiti il loro mondo. Trai vincitori ci sono anche i fasci italici, ma a loro è riservato un ruolo più che marginale. Quello di Abendsen, negli States controllati dai giapponesi, è un libro proibito.
Molte sono le diversità nelle realtà del multiverso: nella nostra realtà ad esempio, “La cavalletta non si alzerà più” è un libro di racconti di letteratura fantastica, ove la vittoria o la perdita dell’Asse sono un aspetto puramente marginale di una dissoluzione del reale che avanza tra folle inconsapevoli e individualità ormai troppo prese dal gioco e, che solo a sprazzi riescono ad intravedere il vuoto di una realtà oggettiva.
associazione culturale “Cesare Viviani” - cesareviviani@email.it www.cesare-viviani.135.it
vittorio baccelli - cp.132 -55100 lucca
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LA VERA STORIA DI BABBO NATALE
Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni la sua effige è dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, ecc. Per non parlare poi delle persone travestite da Babbo Natale, che incontriamo per strada e nei negozi. Il Babbo Natale come lo vediamo noi, con l’aspetto da anziano signore bonario, sempre vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una “ricostruzione” abbastanza recente e porta la data dell’inverno del 1931. Come l’attuale era un periodo di recessione e nell’America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola s’interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch’essa stava subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica, lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l’ex vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33) ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava. La nomea di gran donatore che l’accompagnava da sempre aveva anche colpito il Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l’occasione i panni d’un folletto, ovviamente gran dispensatore di doni ai bambini. Tutto ciò non poteva non colpire la fantasia – i maligni sostengono alcolica – di Haddon Sundblom che pensò di utilizzare il grande spacciatore di doni molto prosaicamente, per risollevare le vendite e le finanze della Coca-Cola. Però lo rese quasi irriconoscibile. Lo fece scendere immediatamente dagli altari per spianargli la via ad altri più sostanziosi altari, quelli del consumismo. Poi via l’aureola, via gli abiti curiali, e via anche i verdi abiti dei folletti. Dal reparto costumi di un grande magazzino di Atlanta scovò uno strano costume bianco e rosso che sarebbe piaciuto sicuramente alla Marvel, o che forse era stato proprio disegnato su ispirazione Marvel. Ingrassò il personaggio e così conciato lo presentò allo staff dell’azienda e, l’idea piacque, sì che partì immediatamente una forte campagna pubblicitaria con l’incongruo testimonial. Anche il nome di Babbo Natale fu coniato dal nostro Haddon Sundblom.
Da allora Babbo Natale è entrato nell’immaginario collettivo, talvolta è rientrato pure nelle chiese, è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale e a quella fredda, alla Corea, al Viet-Nam, alle due del Golfo, al terrorismo islamico e allo tsunami. È comparso da allora in tutti i calendari della Coca-Cola, ha visto pin up su Play Men (s)vestirsi dei suoi panni, nelle immagini è sempre circondato da bambini come un nonno generoso, oppure come un vecchio pedofilo. E la sua icona è divenuta troppo ingombrante, s’è sganciata dalla Coca-Cola per apparire in una miriade di film holliwoodiani, o agli angoli della strada come uomo sandwich, sì che molteplici individui gratificando la propria pulsione al travestitismo, con la scusa di far sorridere figli e nipoti, cedono alla tentazione di presentarsi come Babbo Natale portatore di doni. Ma oggi tutti i miti traballano e Babbo Natale rischia di essere travolto dall’atmosfera horror di Stephen King che già ha travolto i clown – vedi It – e di assumere un’atmosfera inquietante con l’alito puzzolente di whisky quasi a far trapelare le sue origini alcoliche ereditate da Haddon Sundblom.
Vittorio Baccelli
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